Maschere africane

Maschere africane: storia e caratteristiche

Le maschere nell’arredamento

Le maschere africane sono quel complemento d’arredo che può dare valore e carattere al tuo spazio, sia esso il salotto di casa o il tuo ufficio. Scegliere una maschera africana anziché un quadro o un arazzo non è una questione banale; è una decisione importante, cui bisogna dedicare tempo, poiché essa sarà un decoro permanente, da abbinare al tuo interior design.

In altre parole, parliamo di un oggetto che, oltre ad arredare il vostro ambiente, porterà con sé un’antica e autentica storia.

Le origini

Simboli affascinanti e misteriosi, dalle molteplici funzioni, le maschere africane possono costituire il legame con gli antenati e gli spiriti dell’aldilà; conferiscono prestigio a chi le possiede, solitamente coloro i quali ricoprono ruoli politici; sono fondamentali per i rituali collettivi, come il passaggio dalla giovinezza alla vita adulta, per i riti di fertilità, d’iniziazione o di celebrazione della maternità.

In conclusione le maschere africane sono, l’elemento principale della cultura dell’Africa occidentale; fin dai tempi più antichi, hanno assunto un ruolo primario nella vita sociale di molte popolazioni, avendo un ruolo rilevante nella vita quotidiana delle tribù.

Maschera africana Vili

Maschera africana Vili

Cosa rappresentano le maschere africane?

Generalmente, le maschere africane rappresentano il segno di appartenenza alla tribù. Tuttavia, possono anche esprimere la soggettività dell’individuo, raffigurando diversi stati d’animo, come gioia, rabbia, amore o terrore. Le maschere, indossate principalmente dagli uomini, erano adornate con sterpaglia o vegetazione; esse erano l’elemento principale del costume usato ed erano commissionate all’artista della comunità, che era una figura di grande rilievo. A seconda dell’etnia, le maschere africane sono disegnate in diversi modi, con stili che possono presentare figure astratte, quasi cubiste, oppure raffigurazioni più figurative in cui si esaltano i dettagli come le acconciature elaborate. Ciò che accomuna i differenti stili è tuttavia la costante forte espressività e la simmetria, che costituiscono il prezioso valore aggiunto dell’arte africana.

Gabriele Mandel

“Le maschere africane, soprattutto, non dovendo corrispondere a necessità estetiche ma a quelle concettuali di collegare la natura terrena alla natura trascendente, fungono da tramite per correggere o eliminare ogni squilibrio nell’ordine della natura, nonché le paure connesse a un’esistenza di per sé precaria, piena di pericoli e di misteri. Le maschere africane o le sculture sono il punto in cui le forze, le aspirazioni, le memorie e i riti s’incontrano e attraverso il quale s’interscambiano e filtrano.” – Gabriele Mandel (1924-2010), psicologo, scrittore, artista e archeologo italiano.

Il significato delle maschere africane

A seconda delle tribù e delle etnie cui appartengono, le maschere africane possono assumere molteplici funzioni e ruoli differenti. Indubbiamente, esse sanno esercitare un fascino che non coinvolge solamente il popolo africano, bensì qualsiasi persona, grazie alla loro capacità di stimolare la fantasia, per l’intrinseca promessa di trasformazione. Infatti, indossare una maschera richiama l’idea di nascondere un’identità per assumerne una nuova e completamente diversa. Ciò provoca meraviglia, divertito scompiglio, eppure anche timore e inquietudine.

Maschere africane Kongo
Maschere africane Kongo

Le maschere africane al giorno d’oggi

L’ormai abituale presenza di maschere africane presso musei o residenze del mondo occidentale ha comportato una certa perdita del loro valore originale. Oggi queste maschere africane vengono considerate come capolavori ma si tralascia ciò che originariamente conferiva loro splendore e bellezza, ovvero la forza spirituale. Nel contesto del luogo di origine, cioè la tribù, la maschera era un’entità riverita, omaggiata, amata ma anche temuta.

L’importanza della maschera nei popoli africani

La rilevanza consiste nella forza invisibile ad essa attribuita, che può essere l’elemento naturale, oppure lo spirito di un antenato, di una divinità o di qualsiasi potenza soprannaturale incarnata. Colui che indossa una maschera unisce e fonde la propria forza allo spirito associato ad essa, ampliandone il valore ed aumentandone il potere. Oggigiorno, il ruolo della maschera africana ha visto una differenziazione interna; se, infatti, alcune tribù dell’Africa Nera ancora utilizzano le maschere durante varie cerimonie e celebrazioni, per rituali rimasti immutati nel tempo, d’altra parte altre tribù non ne posseggono più.

Esempi di maschere africane

Le maschere africane variano nella loro conformazione, presentando diverse tipologie stilistiche che vanno dal disegno essenziale dei Dogon a quello più figurativo dei Baoulé.
I Dogon presentano all’incirca settantacinque tipi di maschere, di diverse dimensioni e disegni. Esse sono stilizzate, quasi astratte, con esempi monumentali come la tipologia rappresentante il serpente Iminama; oppure la maschera Kanaga, dal volto sintetizzato da due solchi verticali che fungono da occhi, con in cima una grande croce. Altra caratteristica Dogon è il fatto di lasciare il legno grezzo, senza utilizzare le patine colorate di cui altre tribù fanno grande uso.

Maschere africane Baoulé

Maschere africane Baoulé

Copricapo da danza Bansonyi

Un altro esempio di maschera africana, che spicca per la grandezza monumentale, è il copricapo da danza a forma di serpente dell’etnia Baga. Chiamato Bansonyi, esso era utilizzato anche da altre popolazioni della Guinea. Questo grande e mistico serpente custodisce lo spirito che protegge il villaggio dal maligno e propizia prosperità; esso appare nelle fasi iniziali e finali dei cicli di iniziazione. L’enorme scultura, dalla forma sinuosa, a volte con un’altezza superiore ai 2 metri, veniva indossata sulla testa; il corpo di chi l’indossava era coperto da una veste in fibre naturale, lasciando risaltare il maestoso copricapo. Il serpente è decorato in modo semplice con triangoli bianchi e neri che alternati ritmicamente, evidenziando i volumi e l’armonia cromatica. La notevole altezza di questi copricapi dava slancio verticale, trasferendo la potente raffigurazione dello spirito custodito dal mitico serpente.

Copricapo da danza tyi-wara

Altra maschera africana di straordinaria fattura e bellezza, che identifica in modo immediato l’etnia Bambara del Mali, è il copricapo da danza “tyi-wara”. Esso è a forma di antilope ed appartiene alla società Chiwara; rappresenta un essere favoloso che ha insegnato alla tribù l’arte dell’agricoltura e simboleggia il coltivatore instancabile. Il copricapo veniva indossato come un casco, accompagnato da un costume in fibra. Era indossato solitamente da coppie, che portavano dei bastoni e mimavano le eleganti movenze delle antilopi. La danza veniva svolta dinnanzi ai giovani coltivatori, seguendo il ritmo dei tamburi e il canto delle donne. I copricapi “tyi-wara” potevano raffigurare l’antilope nella versione maschile, femminile oppure femminile con un cucciolo.

Maschere africane femminili

La maschera africana è utilizzata principalmente dagli uomini. Tuttavia, nell’etnia Mende della Liberia, il casco Bundu è usato dalle donne. Esse nella tribù svolgono funzioni importantissime per la vita comunitaria. Le loro maschere a casco ritraggono e celebrano un’idealizzata bellezza femminile, sia esteriore che interiore, in cui la forma del viso riproduce i caratteri somatici Mende. La forma di queste maschere cambia a seconda del gruppo, variando la tipologia d’acconciatura o i volumi delle pieghe del collo. Infatti, la straordinarietà di queste maschere africane risiede nei particolari e nei dettagli dei capelli e dei collari alla base del mento.

Maschere africane Songye
Maschere africane Songye

Le maschere africane Songye

Le maschere “kifwebe” dell’etnia Songye, originaria del Congo, sono maschere africane dallo stile nettamente cubista, contraddistinte da forti volumi stilizzati e geometricità. Queste maschere erano indossate dai membri delle società segrete maschili, per esercitare potere politico sulla tribù. Il danzatore che indossava questa maschera era temuto, rispettato e visto come un essere dai poteri soprannaturali. Queste maschere possono essere di due tipi: femminile e maschile. Quest’ultime sono più grandi, con un’espressione più severa ed autoritaria. La loro indiscussa bellezza ha ispirato molti artisti occidentali, da cui hanno tratto ispirazione. Le loro forme molto stilizzate ed i volumi, a volte sproporzionati ma sempre armoniosi, sono evidenziati da righe colorate incise, che danno un valore aggiunto alla maestosità di queste straordinarie maschere africane.

Il bacino dell’alto Niger

Come gli altri antichi centri culturali del mondo, anche quello dell’Africa Nera si è sviluppato nelle vallate dei grandi fiumi. Il bacino dell’alto Niger comprende il sud della Repubblica del Mali, il confine con la Guinea a nord-est, biforcandosi poi verso sud.

Le tribù comprese in questa regione sono le seguenti: Bambara, Marka, Soninké, Malinké, Bozo, Dogon, Bobo, Bwa, Gurunsi, Mossi, Kurumba-Nioniosi, Senoufo, Nafana, Koulango, Toussian, Lobi, Ligbé.

L’arte di questa provincia culturale riflette ovviamente diversità storiche ed etniche. Tuttavia, si può notare come la parte occidentale sia stilisticamente più omogena, mentre quella orientale sia più diversificata a causa della sua maggior eterogeneità etnica.

I Bambara

I Bambara, della famiglia linguistica mandé (comprendente anche Soninké e Malinké), hanno saputo maggiormente interpretare la tradizione artistica del gruppo, producendo maschere antropomorfe e zoomorfe, nonché copricapi da danza raffiguranti antilopi.

Maschere africane Marka e Malinké

Le maschere della tribù Marka e Malinké, sebbene dimostrino una certa originalità, sono da considerare come varianti regionali dello stile Bambara, mentre le maschere zoomorfe policrome dei Bozo sono stilisticamente più autonome.

Maschere africane Suruku dei Bambara
Maschere africane Suruku dei Bambara

Maschere africane Dogon

Per quanto riguarda i Dogon, si tratta dell’etnia più conosciuta e produttiva, con tradizioni molto antiche e tematiche ricche. Le loro maschere, fino ad un’epoca recente, erano le maschere africane più studiate in Europa. In esse, la semplicità strutturale si fonde con una rigorosa geometria. Le più conosciute sono chiamate “kanaga”; esse hanno sulla sommità un cimiero piatto (i cui contorni incisi ed i motivi intagliati esprimono appieno la carica semantica) e l’insieme ricorda le sembianze di un coccodrillo.

Maschere africane Bobo

La seconda etnia più conosciuta appartenente al bacino dell’alto Niger è quella dei Bobo. Questo gruppo etnico è rinomato per le proprie maschere-elmo dalla vivace policromia; esse presentano una faccia tonda e piatta, occhi concentrici e bocca tonda o romboidale.

Maschere africane Toussian

Parlando invece di piccole tribù poco conosciute, quella dei Toussian ha prodotto notevoli maschere zoomorfe. Esse sono ragguardevoli esempi di rappresentazione geometrica, astratta e bidimensionale; sono dei rettangoli divisi graficamente da diagonali, a formare quattro triangoli, di cui quello superiore presenta un piccolo simbolo dell’animale rappresentato (delle corna per indicare un bufalo, ad esempio).

Parte occidentale del Golfo di Guinea

Le tribù appartenenti all’area geografica occidentale del Golfo di Guinea sono: Bidyogo, Nalou, Landouman, Baga, Mendé, Vai, Gola, Temme, Toma (Loma), Krou, Grebo, Kpelle, Dan, Ngéré, Ngéré-Wobé, Bété, Gouro, Baoulé, Baoulé-Yaouré, Attie, Adioukrou, Alagya, Ebrié, Asante, Agni, Abron, Fanti.

In generale, è difficile stabilire con esattezza i confini delle province artistiche africane; tale discorso vale soprattutto per quest’area, a causa dei flussi migratori all’interno del continente e dei mescolamenti delle etnie. Tuttavia, si può fissare la geografia politica di questo territorio, il quale comprende Guinea-Bissau, Repubblica di Guinea, Sierra Leone, Liberia, Costa d’Avorio, Ghana, Togo, costeggiando a nord il Sudan Occidentale.

maschere africane Grebo
Maschere africane Grebo
La parte occidentale del Golfo di Guinea di divide in tre regioni artistiche

Bidyogo, Nalou, Landdouman e Baga

La prima include le tribù Bidyogo, Nalou, Landdouman e Baga. Le loro maschere sono realiste, naturalistiche ed essenzialmente monumentali (un esempio di ciò è la maschera “banda”, la quale serviva per le iniziazioni);

Poro e bundu

La seconda comprende molte tribù di Sierra Leone, Liberia, sud-est Guinea ed ovest Costa d’Avorio. Presenta maschere facciali destinate soprattutto alle società segreta “poro” e “bundu”;

Bété e Gouro

La terza ingloba le tribù Bété e Gouro ma subisce l’influenza stilistica di Dan e Ngéré. Vi si trovano maschere a forma di volto umano, dalla fronte alta e bombata, con espressione introversa. La sommità di alcune maschere può essere dominata da una coppia di personaggi.
Per quanto riguarda i clan Baoulé, essi son stati i più prolifici in fatto di scultura, sia per numero di stili, sia per quantità di opere. Uno dei motivi di tale ricchezza è la loro posizione geografica, che ha permesso l’incontro con differenti culture. Un esempio sono le maschere baoulé “kplé-kplé”, le quali esprimono il contrasto tra stile baoulé, realista ed arrotondato, con lo stile del Sudan Occidentale, più spigoloso e rigido.

Parte orientale del Golfo di Guinea

La parte orientale del Golfo di Guinea si può suddividere in quattro macro-aree.

Repubblica del Benin e Nigeria occidentale

L’odierna Repubblica del Benin e Nigeria occidentale, comprendenti le tribù Ewé, Fon, Yoruba, Bini, Urhobo ed Ishan.
Essa è la regione più importante e risente molto della tradizione stilistica yoruba, le cui maschere sono le più conosciute dell’arte africana tradizionale e sono esibite soprattutto durante le danze rituali.

Bini Urhobo Ishan

I Bini, del fronte orientale, esprimono appieno il loro stile tribale con le maschere facciali della società “ekpo”, le quali all’altezza della mascella possono avere una sbarretta, che il danzatore stringe tra i denti. La vicina tribù Urhobo presentano maschere d’evidente influenza dello stile cubista, alcune rappresentanti gli spiriti dell’acqua. Gli Ishan, invece, hanno prodotto maschere facciali riconoscibili dalle grandi fessure per gli occhi e la bocca aperta che scopre tutti i denti.

Maschere africane Youruba
Maschere africane Youruba

La Nigeria sudorientale

La Nigeria sudorientale, comprendente le tribù Ijo, Kalabari, Anyang, Widekum, Ekoi, Keaka, Bokyi, Ibibio, Kana ed Ibo.

Ijo

Gli Ijo, trovandosi nella fascia costiera del delta del Niger, hanno sviluppato tematiche influenzate dagli elementi acquatici; essi credevano nell’esistenza di spiriti dell’acqua che decidevano delle sorti umane. Le maschere di tali esseri sovrannaturali rappresentano in modo stilizzato teste di pesci, oppure di mostri ottenuti assemblando varie parti d’animali acquatici.

Ekoi

La piccola tribù Ekoi ha prodotto maschere di teste femminili sovrastate da magnifiche acconciature.
I Bokyi, invece, offrono maschere caratterizzate da due volti accostati, spesso a grandezza naturale, nonché maschere con teste di animali con un muso a forma di becco.

Ibo

La tribù Ibo (divisa in decine di sottotribù) ha tratto ispirazione per le sue maschere dalle numerose esperienze di viaggio, essendo essa composta da molti commercianti o artigiani ambulanti. Le opere sono, dunque, il prodotto di un mosaico di stili e temi. Possiamo citare le maschere della società segreta “mmwo”, dai visi allungati e generalmente bianchi, rappresentanti giovani donne decedute. Oppure le maschere “mba”, di forma stretta ed ovale, con sopracciglia arcuate e scarificazioni sulle guance. Oppure, ancora, le maschere “maji”, usate per le iniziazioni.

Il bacino del Benoué

Il bacino del Benoué, comprendente le tribù Igala, Idoma, Tiv, Jukun, Bwaka Chamba, Mumuyé, Mambila, Kaka, Wurkum, Goemai, Montol, Kantana, Ham, Koro, Afo, Bassa Ngué, Bassa Komo, Igbira e Nupe.
In questa provincia artistica sono state scoperte le tracce più antiche d’arte plastica africana.

Igala

La tribù Igala si distingue per le maschere da danza policromatiche a forma di testa umana.
Gli Idoma, invece, si contraddistinguono per le maschere da danze decisamente astratte, le quali ricordano delle torri.

Jukun

La piccola tribù Jukun ha sviluppato le maschere “aku-onu” (dette anche “aku-maga”), di tipo estremamente astratto, rappresentanti un volto umano con un lungo naso appuntito, quasi un becco, su cui è inserita una foglia. Il termine “aku”, significante “re”, fa presupporre che queste maschere fossero per scopi religiosi o rituali. Il re dei Jukun, il quale appariva solamente velato, era eletto per un periodo di 7 anni al massimo, dopodiché era strangolato.

Nupe

La tribù islamizzata dei Nupe, invece, ha prodotto maschere bombate, dalla forma ovale; gli elementi distintivi sono le fessure circolari per gli occhi, nonché le sporgenze multiformi sulle sommità. Queste maschere suggeriscono una tradizione scultorea nelle terre islamizzate del Nord nigeriano.

Il grassland del Camerun

Il grassland del Camerun, comprendente le tribù Bamiléké, Bangwa, Tikar, Bekom, Bamoum, Bali, Bafoum, Bakoundou e Douala.
In questo altopiano erboso, a mille metri d’altezza, numerose tribù si sono installate dando vita a regni-villaggi, in cui il potere del re era spesso limitato da società segrete.
La ricca produzione di questa provincia artistica è legata all’arte di corte.

Bangwa

La tribù Bangwa ha prodotto maschere di pelle tesa, mentre quella Bamiléké è distinta da maschere antropomorfe da danza; le maschere rappresentanti elefanti sono molto stilizzate, mentre quelle rappresentanti bufali sono più realistiche.

Bakoundou

I Bakoundou, invece, vengono ricordati per le loro maschere facciali somiglianti ad una goccia d’acqua capovolta; in esse, gli occhi sono inserite in orbite circolari.

Douala

L’arte dei Douala, infine, ha saputo creare maschere stilizzate, a forma di bufalo. La loro policromia era ottenuta con vernici importate, con cui la superficie era divisa in zone geometriche multicolori. Esse erano molto appiattite ed erano utilizzate dalla società segretà “ekangolo”.
Questa suddivisione tiene conto delle diversità stilistiche principali di questa provincia artistica, così diversificata etnicamente e linguisticamente.

Africa equatoriale

La grande provincia artistica dell’Africa equatoriale comprende Camerun, Gabon, Repubblica Popolare del Congo, Zaire, Angola, arrivando a toccare alcuni vicini paesi.

Quali sono le cause delle scarse testimonianze a noi pervenute?

– il territorio vede alternarsi foresta pluviale e savana; questo clima umido tropicale è la causa dell’estrema deperibilità del maggior mezzo d’espressione dell’arte africana, ovvero il legno;
– l’entroterra è rimasto inaccessibile fino alla seconda metà del 1800 circa;
– in Congo, il fanatismo delle missioni cristiane si è accanito contro l’arte tradizionale, fino a quando nel 1717 i Portoghesi furono cacciati e l’arte tradizionale fu ripristinata;
– il colonialismo francese imponeva la cristianizzazione e la distruzione degli idoli locali.
Per tali motivi, ai giorni nostri sono arrivate le opere di tribù isolate in zone di difficile accesso.

Maschera africana Fang
Maschera africana Fang
Possiamo suddividere l’Africa equatoriale in cinque zone stilistiche.

Bacino dell’Ogooué

Bacino dell’Ogooué, comprendente le tribù Fang, Bané, Boulou, Youndé, Yabassi, Bakota, Mahongwé, Ambété, Mitsogho, Balumbo, Mashango, Ashira, Bapounou, Bavouvi.
Le tribù beti (ovvero Bané, Boulou, Youndé, Ntoumou, Mwai e Fang) sono accomunate dall’aver sviluppato teste e figure antropomorfe poste su coperchi di reliquari (chiamati ‘bieri’) in cui erano riposte le ossa degli antenati. Altro tema accomunante è quello delle maschere dal volto dipinto di bianco, rappresentanti gli spiriti delle bambine defunte. Le maschere più importanti (chiamate ‘ngel’) appartengono alla società segreta ‘ngi’; esse sono bianche, lunghe e strette, in cui una linea verticale riassume schematizzando i tratti facciali, mentre gli occhi sono rappresentati con strette fessure;

Zaire settentrionale

Zaire settentrionale, comprendente le tribù Bakwélé, Bwaka, Mangbétou, Azandé, Bambolé, Balega.
Le maschere dei Bakwélé rappresentano teste zoomorfe stilizzate di elefanti, antilopi o gorilla. Servivano per la danza o per decoro.
Le maschere iniziatiche Bwaka possono presentare la stilizzazione del viso concavo a forma di cuore, oppure una fila di scarificazioni a forma di nocciola.
Presso i Balega, invece, la società ‘bwamé’ ha incentivato la produzione di maschere rappresentanti i diversi livelli iniziatici (cinque per gli uomini, tre per le donne);

Basso Congo

Basso Congo, comprendente le etnie Bavili, Bawoyo, Basoundi, Basolongo, Babembé, Batéké-Sisé, Batéké-Fumu, Kuyu.
Si tratta di una zona classica del feticismo, in cui prevale uno stile realista dalle forme arrotondate, che si allontana dalla deformazione o dall’esaltazione. Questo stile è chiamato ‘bakongo’ e presuppone un’unità non etnica ma linguistica. Alla fine del XIX secolo, il Basso Congo è stato uno dei primi territori africani a doversi rapportare con la richiesta di manufatti artistici tradizionali da parte degli Europei. Di conseguenza, i temi delle opere sono cambiati, piegandosi ai gusti dei visitatori.

Maschera africana Makongo
Maschera africana Makongo

Zaire meridionale

Zaire meridionale, comprendente le etnie Bayaka, Basuku, Bambala, Bahuana, Bapendé, Bakuba, Bashilélé, Bawongo, Bashobwa, Babinji, Bakété, Ndengese, Bena Biombo, Bena Lulua, Balwalwa, Basalampasu, Bena Kanioka, Batshokwé, Ovimboundou, Baholo.
Il grande bacino del Kasai divide la regione culturalmente e geograficamente.

Bayaka

I Bayaka sono conosciuti per le loro maschere-elmo; esse erano indossate dai giovani, in corteo, ritornando al villaggio dopo l’iniziazione. La cima della maschera è sovrastata da un’acconciatura, mentre sulla fronte vi è una figura; questa figura è spesso rinnovata e diversificata, allo scopo di divertire lo spettatore.

Maschera-elmo hemba

Le maschere-elmo policrome Basuku (chiamate ‘hemba’) sono realizzate completamente in legno; esse rappresentano una testa umana, al di sopra della quale vi è un animale scolpito, spesso un uccello.

Maschera Bakuba

Le maschere Bakuba sono principalmente di tre tipi. Le prime due tipologie sono fisse: la maschera ‘mwaash a mbooy’ rappresenta il re Woot, mentre ‘shene malula’ raffigura l’omonima sorella e sposa del re. Il terzo tipo, ovvero la maschera ‘ngady a mwaash’, è variabile per colori e dettagli. I Batshokwè hanno sviluppato una ricca gamma di maschere cerimoniali. Possiamo citare il tipo ‘chikunza’, rappresentante uno spirito benevolo che garantisce fertilità.

Bacino del Lualaba

Bacino del Lualaba, comprendente le etnie Baluba, Basikasingo, Babembé, Babuyé, Baholoholo, Batabwa, Basongye, Batetela.
Le maschere Baluba sono scure, semi-sferiche, decorate con cerchi bianchi e con tratti somatici molto stilizzati. Esse sono usate durante occasioni legate al capotribù.
Le maschere Batetela sono soprattutto maschere-elmo con due visi opposti, sormontate da corna o da un’ulteriore piccola testa. Oppure, possono essere degli elmi conoidali, dai tratti del viso schematici, alla cui sommità c’è una sorta di aureola.

Africa Orientale e Australe

L’Africa orientale e australe comprendono le seguenti tribù: Bari, Gato, Konso, Ometo, Wassiba, Wakerewe, Wassukuma, Abaha, Wabendé, Wanyamwezi, Wagogo, Washambala, Wasaramo, Doe, Wabondei, Makondé, Wamovere, Mawia, Wayao, Lomwé, Barotsé (Lozi), Masubia, Bathonga, Zulu.
Erroneamente, si pensa che l’Africa orientale e australe siano «territori senz’arte» (kunstloses Gebiet). È veritiero ammettere che siano povere di reperti tradizionali e che abbiano preferito la statuaria rispetto alle maschere. Tuttavia, anche queste regioni hanno importanti centri artistici.

Wassiba

I Wassiba, tribù della Tanzania, hanno sviluppato maschere lignee schematiche, che al posto degli occhi hanno grandi fori tondi; la particolarità risiede nella bocca, adornata con veri denti umani.

Wamovere

Un’altra tribù della Tanzania è quella dei Wamovere, la quale ha prodotto maschere antropomorfe e zoomorfe.
Le maschere facciali dei Makondé, invece, ricordano quelle dei Yoruba. Esse sono leggermente bombate, molto stilizzate e dipinto di tonalità marrone scuro o rosso cupo. Le maschere femminili si differenziano da quelle maschili per la presenza di “pelelé”, ovvero un disco labiale.

Mawia

La vicina tribù Mawia ha copiato le maschere Makondé, accostandosi stilisticamente e tematicamente.
I Barotsé (Lozi) hanno creato maschere per le danze “makishi”; esse sono in vimini, ornate da decori geometrici e provviste di due file di denti aguzzi.