La Nostra Storia

Ero solo un ragazzino quando mio zio Ginetto, ovvero padre Luigi Morello (1934 – 2007), mi chiedeva di accompagnarlo dai suoi amici antiquari africani, per vedere e scegliere pezzi di arte africana quali statue, maschere, bronzi o feticci.

Ero troppo giovane per capire appieno la bellezza di quell’arte, poiché non conoscevo ancora il linguaggio artistico del popolo africano. Eppure una cosa su tutte riuscivo a notare e comprendere: la luce che si accendeva negli occhi di mio zio, quando il suo sguardo si soffermava su quelle creazioni. Studiava una maschera tribale od una scultura a lungo, come se quei straordinari pezzi di legno lo trattenessero in un incantesimo. Percepivo che quelle opere erano state create per un motivo; non erano state realizzate solo al fine d’esser esposte ma con uno scopo funzionale, ad esempio per essere impiegate nei rituali collettivi da un popolo antico, o per la vita quotidiana, e questo è ciò che quei segni d’usura testimoniavano.

Alla fine, mio zio sceglieva alcuni pezzi, contrattava sul prezzo, dopodiché uscendo mi diceva: “Ritmo e simmetria, caro nipote, ritmo e simmetria!”. Così riassumeva i princìpi estetici alla base di quei manufatti.

Sono passati più di vent’anni, ormai. Da allora, coltivo la passione ereditata da mio zio.
Se mi soffermo davanti alla mia collezione d’ arte africana, ammirando la sua armonia antropomorfa, ripenso a quell’uomo straordinario che, oltre ad essere un collezionista, era anche un pittore, un esperto in antropologia, uno studioso ma soprattutto un prete illuminato, innamorato della bellezza dell’ arte africana.